Voci del sacro

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2016 – Gran Premio Turon d’oro – XIX edizione International Etnofilm Festival di Cadca, Slovacchia 
2016 – Premio per il contributo al patrimonio culturale immateriale e Premio per il miglior sonoro – XXV edizione International Festival of Ethnological Film di Belgrado
2015 – Premio CINETECA SARDA – Concorso “Fiorenzo Serra”, Università di Sassari e Cineteca Sarda 

A Cuglieri, paese della Sardegna centro-occidentale, le cerimonie popolari religiose della Settimana Santa sono tradizionalmente accompagnate da su cuncordu (il coro), formato da quattro cantori specializzati, che eseguono il Miserere (salmo 50) e lo Stabat Mater in lingua latina. Sono canti di grande complessità e di straordinario interesse musicologico, che si sono miracolosamente conservati fino ad oggi, pur essendo esclusivamente di tradizione orale.

I quattro cantori “anziani” hanno però saputo tramandare ai propri figli questo importante patrimonio, e oggi riescono finalmente a cantare assieme. Il film presenta e mette a confronto queste due generazioni di cantori, mentre sono impegnati nelle tre giornate più intense e significative della settimana santa.

Giovedì Santo. Dopo la Missa in coena Domini, si effettua processionalmente la visita notturna ai “sepolcri”; vi partecipano tutte le confraternite con i cori che eseguono lo Stabat Mater semplice.
Venerdì Santo. È la giornata più densa di eventi: al mattino si inchioda alla croce un simulacro di Cristo a braccia snodabili. Subito dopo, verso le 11, un penitente porta a spalla e senza soste, sino alla Basilica (costruita al termine di una salita di circa ottocento metri), la contra-rughe (contro-croce). È una pesante croce che verrà inalberata al centro del transetto e farà da supporto al crocefisso (con il simulacro di Cristo già preparato) da utilizzare nella deposizione. Il trasporto penitenziale della croce è molto ambito: una prioressa scrive nel registro il nome di prenotati che possono essere iscritti da bambini e attendere per decenni il loro turno. Successivamente si porta in processione il Crocefisso (con il coro del Miserere, accompagnato da tutte le confraternite) e l’Addolorata sino alla Basilica dove verrà fissato alla contra-rughe: subito dopo si rientra in convento con l’Addolorata e il coro che esegue lo Stabat sequentia. Nel tardo pomeriggio lo stesso corteo (con in più una lettiga) e lo stesso canto si recano nuovamente nella Basilica. Qui ha luogo la paraliturgia de s’iscravamentu (deposizione), vissuta come atto drammatico-rappresentativo. Deposto il Cristo nella lettiga si forma l’ultima processione che a tarda sera, con il canto del Miserere, fa lentamente ritorno alla cappella confraternale.
Sabato Santo. Tutte le confraternite raggiungono la Basilica: da qui si snoda un’ultima Via Crucis che comprende le visite ai “sepolcri”. Il coro canta lo Stabat Mater sequentia.

A Cuglieri le strofe dello Stabat Mater e i versetti del Miserere non si cantano da fermi, come accade in tutte le altre località della Sardegna, ma camminando. Il Coro si dispone a semicerchio: al centro il bassu, alla sua sinistra il contraltu, alla sua destra il tenore (che esegue la melodia conduttrice); poco più discosto il tenore falzu (tenore falso). L’intreccio polivocale è ricco e complesso e si incentra su tre voci, con l’aggiunta intermittente del tenore falzu. Anche in questo repertorio, interamente di tradizione orale, si persegue un ideale fedeltà ai modelli musicali tramandati, quantunque siano inevitabili lievi trasformazioni e adattamenti alle peculiari qualità dei singoli cori.

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